Lunedì 29/12/2025 - Mt 2, 19-23
- 28 dic 2025
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In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Il 13 Ottobre 1972 il volo 571 della Uruguayan Air Force trasportava 45 persone, tra cui i membri della squadra di rugby uruguaiana dell'Old Christians Club, i loro amici e familiari, da Montevideo (Uruguay) verso Santiago (Cile). A causa di un errore di navigazione dei piloti in condizioni meteorologiche avverse, l'aereo colpì una montagna e si schiantò su un ghiacciaio remoto a circa 3.600 metri di quota. 33 persone sopravvissero all’impatto e rimasero isolate per 72 giorni nel gelo estremo, affrontando valanghe e fame. Alla fine se ne salvarono 16 grazie all’iniziativa di due di questi, Nando Parrado e Roberto Canessa, i quali lasciarono il resto del gruppo e si incamminarono fra le vette andine alla ricerca di aiuto. Trovarono soccorso dopo 10 giorni e 60 km di cammino nella neve, superando quote di 4.600 m, senza alcuna esperienza di alpinismo. L’impresa di Parrado e Canessa fu fondamentale per l’arrivo dei soccorsi. La storia divenne esempio di forza interiore e determinazione e divenne fonte d’ispirazione per film e serie televisive (Tutti i film sul disastro aereo delle Ande (oltre a La società della neve)
Ciò che spinse Parrado e Canessa a proseguire su quel cammino fu la forza della disperazione. Stare fermi significava morte certa, mentre muoversi offriva una possibilità, per quanto remota. In un’intervista, Parrado disse: "Voglio dire, siamo sopravvissuti a qualcosa che non è sostenibile. Insegneremo allo psichiatra cose che lui non sa.”
Intorno all’anno zero (da che registriamo gli anni nel modo che usiamo ancora adesso) un uomo, una donna e un bambino appena nato percorsero a dorso di mulo circa 200 km. Non sappiamo da che punto esatto dell’Egitto Giuseppe e Maria iniziarono il loro rientro. Ipotizzando che siano partiti dal confine di Rafah, la via più sensata da percorrere sarebbe stata attraverso la Striscia di Gaza (ebbene sì: lo stesso percorso che anche oggi tanti profughi stanno percorrendo). Seguendo tutta la costa Mediterranea, la vicinanza del mare avrebbe mitigato un po’ la fatica. La fatica fu però indubbia. Chi ha avuto un bambino conosce l’impegno dei primi giorni: sembra che tutto giri intorno a quel piccolo essere, perché la vita come la conoscevi non esiste più. Non dormi, mangi quando capita. Provate a immaginare tutto questo mentre state percorrendo 200 km a dorso di mulo!
Il biblista Alberto Maggi, commentando il brano di Mt 2, 19-23, ne sottolinea il forte valore simbolico. Non è una mera cronaca, dice il biblista. Matteo invita la comunità ebraica del suo tempo, destinataria del suo vangelo, a identificare Gesù come il "nuovo Mosè", il nuovo liberatore del suo popolo.
Questo spunto ci aiuta a non immedesimarci totalmente con la fatica sostenuta dalla famiglia di Maria, Giuseppe e del piccolo Gesù, quasi che dalla sofferenza estrema può nascere un insegnamento. Siamo invece invitati a comprendere cosa è la fatica e come va vissuta.
Sopra, nel parallelo che ho creato con il disastro aereo delle Ande, ho ricordato come ciò che ha guidato Parrado e Canessa nel loro cammino è stata la forza della disperazione. Ciò che, invece, ha guidato Giuseppe e Maria è stato riconoscere un piano provvidenziale non scaturito dai loro interessi o dai loro progetti. E’ stato riconoscere che nelle mani di un umile carpentiere della stirpe di Davide e di una giovane donna di Nazaret stava il principio di riscatto dell’intera umanità. C’era una promessa grande fatta a loro, che doveva passare attraverso un discernimento vissuto giorno per giorno, senza timore. La stessa promessa e lo stesso pesante fardello è dato a tutti noi. Anche a noi è chiesto di custodire, proteggere e portare nel mondo il principio di riscatto di tutta l’umanità, sempre, anche quando la fatica è grande, il passo è stanco e ci si sente un po’ profughi, lontani da questo mondo in cui ci è dato di vivere.
Nota importante per chi lavora in centro a Milano: queste riflessioni possono essere ascoltate dal vivo ogni lunedì dalle 12:45 alle 13:00 nella cappella dell’Ospedale Fatebenefratelli Milano, ingresso da Corso di Porta Nuova di fronte al civico 52.
E se arrivate dopo le 13, non preoccupatevi! La riflessione può riprendere da capo.
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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