Lunedì 23/03/2026 - Mc 8, 27-33
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In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
“Va’ dietro a me.” Eppure - io penso - Gesù avrebbe potuto usare qualche parola in più di spiegazione. Tante volte nei Vangeli Gesù si è espresso con lunghi discorsi. Pietro ha sbagliato e Gesù gli fornisce qui sinteticamente la spiegazione del suo errore (”Perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”). E’ una spiegazione che comporta una applicazione non immediata, perché noi nasciamo come uomini e donne e quindi giocoforza pensiamo come uomini e donne. L’esercizio del “ragionare secondo Dio” va un minimo concretizzato. Gesù, con quel “Va’ dietro a me”, dice che la concretizzazione è frutto di umile sequela. Pietro ha seguito il Maestro dal giorno della sua chiamata e continuerà a seguirlo per tutti i suoi giorni. Capire il mistero della morte del Figlio di Dio richiederà per lui un cammino ininterrotto. Per non lasciarsi contaminare dalle logiche del mondo, per non pensare secondo gli uomini, occorre avere sempre davanti il Maestro, che traccia la via ogni giorno e che costituisce il senso ultimo. Lui è percorso quotidiano e ragione di tutto.
Recentemente Papa Leone è andato in visita ad una piccola parrocchia nel quartiere di Ponte Mammolo, Roma. Nell’omelia ha usato queste parole: “Continuate ad impegnarvi così nel vostro cammino. Il Sacro Cuore di Gesù, a cui la vostra parrocchia è dedicata, plasmi e custodisca sempre più questa bella comunità, perché, con gli stessi sentimenti di Cristo, viva e testimoni con gioia e dedizione il tesoro di grazia che avete ricevuto.”
Ritrovare concetti simili nel discorso del Papa a Ponte Mammolo non è stupore per aver trovato vicinanza di idee fra quanto detto dal Pontefice e queste mie umili parole, ma è riconoscere che questi concetti - il cammino come luogo dove costruire gli stessi sentimenti del Signore, il “pensare secondo Dio” - sono nella struttura fisica di un cristiano. O dovrebbero esserlo.
C’è altro nell’omelia del Papa: “Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano.”
Questo non l’ha detto all’Assemblea generale dell’ONU. L’ha detto a Ponte Mammolo. Speranza e pace all’umanità partono anche da Ponte Mammolo. Se deve essere cammino sulle orme del Signore, questo deve essere fatto da parte di tutta la comunità cristiana, con umiltà, anche da una parrocchia di periferia. “Luce, speranza e pace all’umanità” si hanno solo se tutti accettano quel “Va’ dietro a me” e si mettono a pensare secondo il vero Dio, che ha sofferto per noi per essere prossimo a quelli che soffrono per la guerra e ha donato il suo corpo affinché diventasse segno di misericordia e di pace.
L’immagine di copertina di oggi è un’opera degli artisti Amanda Notarianni e Charlie Macpherson, lavoratori del vetro nel sud dell’Inghilterra. Se c’è una pratica umana che rende bene i concetti appena espressi, questa è la lavorazione del vetro. Tanta pazienza, un cammino di lunga pratica, per lavorare un materiale incandescente (basta un piccolo sbaglio che butti via tutto) al fine di creare luce e colori per gli spazi di vita. Questi due artisti per le loro opere prendono spunto dalle creature marine degli abissi. Cercano, come loro, di intrappolare la luce dove luce in origine non c’è. Che bello se anche noi cristiani ci immaginassimo come lavoratori del vetro: capaci di intrappolare la luce del Signore e di portarla al mondo, attraverso un lungo e paziente esercizio nell’uso di quel materiale di vita che il Signore ci ha donato.
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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