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Lunedì 29/06/2026 - Gv 21, 15b-19

  • 28 giu
  • Tempo di lettura: 4 min
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

L’opera illustrata sopra s’intitola “In attesa”. Il personaggio raffigurato è da talmente tanto tempo in attesa che ormai è diventato tutt’uno con la panchina sulla quale attende. E’ un’opera in bronzo della scultrice spagnola Isabel Miramontes. Un’arte, la sua, che riesce a trasferire in quanto realizzato la dimensione psicologica vissuta dai protagonisti, come in questo caso, dove l’attesa è diventata talmente vuota di ragione, al punto che la panchina si è trasformata in vestito di colui che attende. Rappresenta bene la situazione di sentirsi persi di fronte a una promessa che mai si realizza.

Leggendo questo brano si rimane sorpresi dall’insistenza di Gesù. Penso (ma non ho modo di verificare) che in tutta la letteratura non esista una sequenza analoga di “mi ami?/mi vuoi bene?”. E’ vero che questa triplice domanda è posta da Giovanni in contrapposizione con il triplice tradimento di Pietro. Però a me piace leggere in questo un’umana esigenza di conferma, che comunque, come è stile del Maestro, viene portata a un livello superiore. Gesù non è come l’uomo in attesa sulla panchina; in attesa di qualcosa che non accenna ad arrivare: lui sa che Pietro gli vuole bene. La triplice domanda è quindi posta per ancorare l’umanità di Pietro su ciò che conta. L’umanità che è in noi e che tende alla pienezza ha bisogno di dire a Gesù: sì, ti voglio bene.

Una giaculatoria attribuita a San Francesco suona così: “O mio Dio e mio tutto.” Ripetuta migliaia di volte nel corso della giornata lo aiutava a radicarsi sempre più nel proprio riferimento di fede e di vita. Il radicamento di Pietro in Gesù è qui raccontato con una triplice ripetizione, a simbolo però di una ripetizione infinita. L’umanità di entrambi ne è stata purificata, unificandola a ciò che veramente conta.

Noi non siamo come l’uomo solo in figura. Gesù è lì di fianco a noi a chiederci “mi vuoi bene?”, perché sa che dalla nostra risposta - “sì, tu lo sai, ti voglio bene!” - la nostra umanità fa un passo in avanti. Un passo in più per ogni “ti voglio bene!” ripetuto.

Per continuare la riflessione vi trascrivo qui sotto un intero estratto dell’enciclica Magnifica Humanitas (n. 233). Ovviamente non l’ho posto perché ricalca le mie riflessioni sopra riportate (non ambisco a tanto), ma perché consente di leggere in un contesto diverso ciò che ho detto, ovvero come la nostra umanità interagisca con la presenza del Padre e ne trovi giovamento.


Come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA. In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità. La dignità che lo Spirito Santo scolpisce in ciascuno di noi si riconosce anche nella capacità di riflettere criticamente, di scegliere e di amare gratuitamente, di entrare in relazioni autentiche. Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia. È il mistero della ricapitolazione, la certezza che il Padre ha stabilito di ricondurre a Cristo, unico Capo, tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra (cfr Ef 1,10). In questo disegno, nulla di ciò che è autenticamente umano andrà perduto, ma tutto verrà purificato e riunito in Colui che raccoglie ogni frammento di vita, ogni lacrima e ogni autentica conquista umana per sottrarle al nulla e consegnarle, redente, al Padre.

Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.





 
 
 

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