Lunedì 27/04/2026 - Gv 6, 44-51
- 26 apr
- Tempo di lettura: 4 min

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
“Portare a casa la pagnotta”. “Guadagnarsi il pane”. “Mangiare pane a tradimento”. Tutte espressioni che ricalcano il sentire storico sul valore del pane. Il pane come frutto di fatica e per questo tesoro prezioso. Il pane è centrale nella vita dell’uomo. Non a caso, fra le 7 richieste del Padre Nostro, quella del pane quotidiano è posta in posizione n. 4, al centro.
Il pane è importante, ma quello di cui parla Gesù è speciale. Discende dal cielo. E’ pane vivo. Chi ne mangia vivrà in eterno.
Ci potremmo fermare qui con la riflessione. Sarebbe già abbastanza comprendere come la Comunione con Gesù, intesa sia come essere in comunione con Lui che fare la Comunione con il pane eucaristico, è fonte di vita per noi, suoi discepoli.
Però, perché c’è quella prima metà del brano dove si parla incessantemente del Padre? Ascoltare il Padre. Imparare dal Padre. Vedere il Padre. Sembra non avere collegamento con la seconda parte; quella sul pane di vita.
Occorre soffermarsi un poco su questo ulteriore possibile elemento di riflessione. Il pane - quello speciale pane di vita - non può essere tale se non c’è quella particolare presenza del Padre, che dobbiamo ascoltare, a cui dobbiamo guardare, da cui dobbiamo imparare.
“French Exit” è il titolo di una particolare installazione che l’artista Tadao Cern, lituano, ha realizzato per la prima volta nel 2020 e poi ha ripetuto in diverse parti del mondo, in forme diverse secondo gli spazi disponibili. L’opera consiste in un “prato capovolto”, realizzato con ciuffi alti di erbe spontanee di prato appesi a un supporto fissato a soffitto. In un caso ha coperto un intero soffitto di una enorme sala espositiva. E’ stata definita un’opera d’arte immersiva. Attraverso un uso sapiente delle luci, i visitatori potevano ammirare le molte sfumature: più beige chiaro con riflessi di verde su un lato e più marrone scuro/arancione sull’altro.
Tanti visitatori si sdraiavano sul pavimento della sala (come si vede nella foto sopra) ammirando a lungo i dolci movimento dell’erba, godendo dei profumi che da essa provenivano, in una configurazione capovolta di quella che ha qualsiasi volatile su un prato. Tadao Cern ha avuto una straordinaria intuizione: far diventare un anonimo spazio di una sala espositiva un luogo di contemplazione e riflessione.
Questo è lo sguardo che ha Dio Padre sul mondo, su quel meraviglioso prato che è il mondo. Dove ci sono erbe preziose e erbacce, dove gli insetti impollinatori sono all’opera, dove i lombrichi sotto terra aiutano a mantenere la fertilità. Dio Padre sa che da questo prato sta nascendo qualcosa. C’è vita in quel prato. Progressivamente, secondo il suo progetto di amore, si sta costruendo qualcosa di buono. Prima gli animali fanno il loro lavoro, poi arriva l’uomo a tagliare, ne fa fieno per i suoi allevamenti, per poi trarre nutrimento. Tutto sotto lo sguardo attento del Padre, che sa sapientemente guidare, perché sa come indirizzare correttamente la vita in quel prato, rapito dall’amore che prova per quel prato, in un esercizio contemplativo affinato dall’eternità.
La Casa della Carità di Seregno festeggia 5 anni dalla sua fondazione. In 5 anni i volontari hanno distribuito più di 40000 pasti. Con quel pane distribuito hanno “dato vita” a migliaia di persone. Non sarebbe stato pane “che dà vita” se non ci fosse stato quello sguardo del Padre che da sempre ha contemplato lo spazio della Casa della Carità, quando ancora non c’era niente, quando ancora “era prato” brulicante comunque di piccola vita, e che poco per volta è diventato una realtà di servizio e di pane donato, proprio perché il Padre quasi impercettibilmente ha saputo orientare il tutto e perché le persone che vi hanno gravitato intorno hanno guardato al Padre, hanno ascoltato il Padre, hanno imparato dal Padre.
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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