Lunedì 26/10/2026 - Lc 9, 57-62

In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
L'artista di cui oggi vi parlo si chiama Andy Goldsworthy. Il cognome, in antico inglese, significa "recinto dorato". Ed è un recinto ciò a cui richiama la sua opera.
Andy ama creare opere all'aria aperta, utilizzando materiale preso dalla natura circostante. Per questo motivo, sono visitabili solo a piedi e frequentemente per un limitato periodo di tempo, perché i materiali di cui sono fatte dopo un po' deperiscono o svaniscono.
Oggi abbiamo in foto un'opera che si intitola "Oak Room" (Stanza di quercia), interamente realizzata con tronchi sottili o rami di quercia intrecciati fra loro. Ne ha usati circa 1.200. Si trova a Chateau La Coste, un'ampia area verde in Provenza. Non ha impiegato colle, chiodi, corde o altri elementi leganti. L'intreccio forma una struttura circolare autoportante.

Goldsworthy ha impiegato la stessa cura e tecnologia che usano gli uccelli. E' un nido rovesciato la sua opera. Così grande che ci possono entrare gli esseri umani.
E' un nido, ma anche una tana, un cesto, un recinto, un luogo silenzioso e accogliente. Tutto è buio all'interno, come un grembo.
Anche il Vangelo di oggi parla di nidi e di tane. "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo". Gesù riconosce i nostri punti di debolezza e ci mette in guardia. Le "tane" e i "nidi" sono immagini materne e rappresentano la soddisfazione dei bisogni primari: mangiare, dormire, ecc. Le persone astute (volpi) e le persone sprovvedute (uccelli) cercano sicurezza nei loro "tesori", identificando la vita con la soddisfazione dei bisogni. L'unica condizione essenziale per la vita è uscire dall'utero materno e dal mondo dei bisogni.
Io non ho (ancora) avuto la possibilità di visitare l'opera di Goldsworthy, ma son convinto che se mi ci trovassi dentro, farei fatica ad uscirne. Il caldo, il silenzio, il profumo del legno, il buio, mi inviterebbero a restarci.
Eppure, la vita è fuori. Non in quella cuccia calda che ciascuno di noi amabilmente si costruisce. La vita è fatta di scelte e di fatiche alla ricerca di senso.
Anche nel Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry racconta di questa uscita. Dice la volpe: «riconoscerò un rumore di passi che sarà differente da qualsiasi altro. Gli altri passi mi faranno nascondere sottoterra, il tuo mi chiamerà fuori dalla tana, come una musica».
Quindi, che cosa ci chiama fuori dalla tana?
Sulle violenze compiute da Milano da parte dei ragazzi principalmente minorenni si è scritto molto. In tanti si sono chiesti: ma gli adulti che riferimento stanno dando a questi giovani? L'adolescenza è l'età dove si esce dal nido famigliare. Ma cosa trovano fuori da esso? Forse tanti adulti che in un nido caldo e avvolgente ci stanno comodi. Adulti che amano apparire più che essere, che cercano il corpo perfetto più che coltivare l'anima, che amano il lavoro se fa fare tanti soldi più che trovarne il senso comune e condiviso, che amano consumare le città più che viverle responsabilmente da cittadini.
Vi lascio alla lettura dell'esperienza delle periferie di Roma, dove i ragazzi vengono ascoltati e accompagnati in un percorso che li fa uscire veramente dal nido per non costruirsene un altro più caldo e avvolgente.
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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