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Lunedì 19/10/2026 - Gv 1, 40-51

6 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min
In quel tempo. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Il quadro che vedete sopra (un paesaggio, con un lago, alberi e alcune colline) è fatto interamente in lana Merinos. Non sono stati impiegati pennelli. Qui potete vedere l'atelier dell'artista mentre realizza le sue opere.


L'artista si chiama Moy Mackay, è scozzese e la tecnica che usa è detta "infeltrimento".

Esiste un sito internet dove visionare tutte le sue opere: https://www.moymackay.com/

Invece di mescolare i colori su una tavolozza, Moy usa dei cardatori a mano per pettinare e combinare insieme fibre di lana. Tratta i ciuffi di fibra come vere e proprie pennellate di colore. Utilizza occasionalmente aghi da feltro per bloccare provvisoriamente alcuni dettagli cromatici. Una volta completata la composizione, copre l'opera con una rete sottile, bagna il tutto con acqua calda e sapone e, infine, esegue un'azione meccanica di sfregamento e rullatura. Questo processo fa sì che le fibre di lana si aprano e si incastrino tra loro in modo irreversibile, trasformando i singoli ciuffi stesi a mano in un unico tessuto solido e continuo.

Presa singolarmente, una singola fibra di lana è debole, sottile e facile da spezzare. Tuttavia, quando molte fibre vengono esposte al calore, all'acqua e alla pressione, si agganciano tra loro diventando un tessuto resistente e impermeabile. E, nel caso di Moy, diventano anche un'opera d'arte colorata e bella da ammirare.

Il testo evangelico di oggi è straordinariamente denso di movimento, di sguardi e di trasformazioni personali. E' una catena di contatti umani e spirituali in cui le vite non restano isolate, ma "si infeltriscono" e si legano indissolubilmente l'una all'altra attorno a Cristo. L'aspetto sorprendente è che questa catena di contatti è spontanea. Non c'è nessuna programmazione. Nessuno si è messo preventivamente attorno ad un tavolo per fare in modo che tutta questa sequenza riuscisse nel migliore dei modi. Nessuno ha riflettuto sulle parole migliori da usare per chiamare le persone alla sequela di Gesù.

Il disegno generale è pensato e desiderato da Gesù. E' lui che vede come potrà apparire il quadro generale. L'opera di Moy è metafora dell'agire dello Spirito nelle nostre relazioni. Gesù non prende le persone per lasciarle fili isolati o vulnerabili all'esterno. Attraverso lo sguardo, la relazione e l'esperienza del "vieni e vedi", Egli prende le nostre fragilità disperse e le fonde insieme in un'unica trama resistente. Ed anche in una bellissima opera d'arte che si manifesta nella bellezza delle nostre comunità.

Spetta a noi comunque fare il primo annuncio: dire quel "abbiamo trovato il Messia", ovvero quella testimonianza di una speranza certa che si attendeva da tempo.

Le famiglie, proprio perché risorsa di tutta la Chiesa, sono chiamate a costruire legami solidi, legami - per continuare la metafora - "da infeltrimento". Questo articolo del Chiostro lo rappresenta bene: https://ilchiostro.it/content/articoli-1/lamore-convive-con-i-nostri-limiti-1061

L'articolo ricorda una delle frasi più note dell'Amoris Laetitia: «l'amore convive con le imperfezioni». La riflessione di oggi ci insegna che la bellezza e la resistenza di un legame non derivano dalla perfezione o dall'assenza di difetti (come sarebbe una tessitura, ma non lo è l'infeltrimento), ma dalla capacità di accogliere le irregolarità e farne parte integrante della struttura.


Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



 
 
 

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