Lunedì 12/10/2026 - Lc 22, 35-37

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».
Riporto di seguito la trascrizione della telefonata effettuata dal Comitato per il Nobel, nella persona di Jenner Dian, alla poetessa e saggista canadese Anne Carson, per informarla che è stata insignita del premio Nobel per la Letteratura. Questa conversazione è avvenuta pochi giorni fa.
Jenner Dian: Pronto! Sono Jenner Dian del Premio Nobel.
Anne Carson: Oh, bene. Perfetto, ci siamo. Prego, vada avanti.
J.D.: Va bene. Grazie mille. Prima di tutto, moltissime congratulazioni.
A.C.: Grazie. È folle. Penso che sia davvero una pazzia. Penso che siate tutti matti.
J.D.: Come si sente in questo momento? E come ha ricevuto la notizia? Può descriverci la scena, per favore?
A.C.: Stavo mangiando dei crackers, bevendo una tazza di tè e sfogliando una rivista. Niente di particolarmente sensazionale. Ho notato che il pavimento aveva bisogno di essere spazzato, così mi sono alzata d'impeto per farlo. E poi ci sono state tutte queste telefonate che continuavo a rifiutare. E’ stato mio marito ad insistere perché richiamassi.
J.D.: Quindi ha detto di essere a casa sua, ma... dove si trova esattamente?
A.C.: Sono a Reykjavík. Con vista sul mare. Mi spiace. Non c’è nulla di particolarmente notevole da raccontarle. Qui è solo una giornata normale.
J.D.: Ha pensato a cosa significhi per lei questo Premio Nobel?
A.C.: No, non... non ci penso. Stiamo solo pensando a dei modi per donare il denaro del premio. Abbiamo un amico che ha bisogno di una casa e poi daremo anche a Medici Senza Frontiere.
J.D.: Come festeggerete questa inaspettata notizia?
A. C.: Usciremo a fare una passeggiata nel bosco per non dover rispondere al telefono, così andremo ad ascoltare il silenzio.
J.D.: Parlando di lei come scrittrice e del suo lavoro, per qualcuno che magari non la conosce così bene, come descriverebbe la sua attività di autrice?
A.C.: Non intenzionale. Accidentale, direi. Sto sempre cercando di fare qualcos'altro.
J.D.: Se qualcuno che non la conosce bene e volesse saperne di più sui suoi libri e sul suo lavoro, da dove consiglierebbe di iniziare?
A.C.: Immagino, non so, un po' da qualsiasi punto. Io di solito dico di iniziare dal mezzo.
J.D.: E quando comincia un nuovo progetto per un libro, come si sviluppa il suo processo di scrittura?
A.C.: Dal mezzo. È l'unica regola che ho. Qualunque cosa significhi per te, trova il mezzo e inizia da lì.
J.D.: Lei insegna letteratura classica e ha usato molte di queste storie per metterle in un contesto più moderno. Pensa che questo sia rilevante per la gente di oggi?
A.C.: Non credo che mi interessi la rilevanza. Mi interessa che siamo noi a essere rilevanti per loro.
Venato da una piacevole ironia, il dialogo fa cogliere di Anne Carson il fatto che abbia costruito una sua pace e una sua normalità, che intende difendere ostinatamente, anche di fronte ad una notizia così strepitosa. Per festeggiare, dice, andrà ad ascoltare il silenzio del bosco. C’è una tranquillità dello spirito piacevolmente ricercata. Riguardo alla fede religiosa, Anne Carson si ritiene un’esploratrice (così dice in altre interviste), che mantiene viva tale ricerca, senza scorciatoie e attraverso un uso capace della pratica intellettuale. Da questa intervista, comunque, emerge una certa e semplice cura della vita interiore e di una generica spiritualità.
Il brano di Vangelo proposto oggi ci sollecita ad attrezzarci di un’armatura spirituale. Quando Gesù qui dice di dotarci di sacca, borsa e spada, non intende in senso letterale. Siamo agli istanti che precedono la passione del Signore. Lì i discepoli vedranno il loro maestro e compagno di tanti giorni, “annoverato fra gli empi”. Il Messia rivelerà il suo vero volto: umiliato, cacciato e crocifisso. Per reggere quel passaggio, i discepoli dovranno essere attrezzati. Attrezzati non fisicamente, ma spiritualmente. Più o meno come dirà San Paolo in Ef 6, 13-17 “Prendete l’armatura di Dio perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.” La spada a doppio taglio è la Parola di Dio che uccide qualsiasi forma di sconforto.
Ma facciamo un passo indietro. Partiamo dal mezzo, come dice Anne Carson.
Torniamo indietro al mezzo di questo Vangelo secondo Luca. Lì ci troviamo l’ordinarietà dei giorni trascorsi con il Maestro; non i momenti faticosi prossimi alla passione. Gesù, nei giorni “di mezzo”, accompagna, istruisce, insegna, cura. E’ un tempo di spiritualità semplice. Gesù è con loro. Il discepolo che lo segue ci tiene, lo cerca, e comunque non fa fatica a riconoscere la sua presenza. Non è un processo immediato: serve costruire un’abitudine e una familiarità, ma una volta raggiunte, è senso di pace che il discepolo desidera solo difendere. Il discepolo non deve scimmiottare l'effetto della grazia. La grazia è lì.
E’ tutto ordinario e per questo ne riconosce il valore. Sa come ritrovare sempre e in ogni condizione la pace interiore. Anne Carson, in uno dei suoi versi, dice: “Il chiaro di luna in cucina è un segno di Dio.” Il chiaro di luna, capite? Semplicemente un chiaro di luna.
Il brano di oggi sembra chiedere un cambio di stile rispetto all’ordinarietà dei giorni “di mezzo”. Non sarà mai più facile, dice Gesù. Ma quello che dice qui non è un richiamo mai fatto. Già in Mt 10,34, Gesù afferma: “Non sono venuto a portare pace, ma la spada.” Le fatiche non mancheranno e Gesù chiede di liberarci di tanto di noi (il mantello sta a significare questo), ma allo stesso tempo possiamo esser certi che questo non sarà un percorso frutto solo del nostro impegno. C’è da fare dei passi nuovi e diversi, ma sempre insieme a Lui. Come ci ha accompagnato nel mezzo del percorso, continuerà ad accompagnarci anche quando il percorso si farà più difficile. Ci inviterà a svegliarci, quando noi, con gli occhi appesantiti, ci saremo addormentati mentre lui stava soffrendo le fatiche della vigilia della passione. Ci verrà a riprendere, quando delusi staremo lasciando Gerusalemme diretti a Emmaus. Impareremo a usare bene la “spada”, cioè a vivere la Parola. Saremo attrezzati bene per ogni situazione. Lo conosciamo. Serve partire dal mezzo, quando è esistito un tempo in cui la nostra amicizia con il Signore era semplice e ordinaria.
Potete leggere un commento alle opere di Anne Carson al seguente articolo: “https://www.avvenire.it/agora/cultura/per-capire-davvero-anne-carson-nobel-2026-bisogna-partire-dal-frammento-e-della-poesia-come-interstizio_114116”
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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