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Lunedì 26/01/2026 - Mc 4, 10b. 24-25

  • 24 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 26 gen

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Quanto il mondo nel quale viviamo ha un naturale istinto ad ascoltare bene?

Talvolta, dare un occhio agli ultimi sviluppi della tecnologia fa da lente per indagare i segni dei tempi. L’elettronica che governa le modalità di ascolto ha recentemente avuto derive sorprendenti. Le cuffie per l’ascolto della musica sono oggi concepite per annullare quasi tutti i rumori esterni e per permettere a chi le indossa di ascoltare solo la musica scelta, senza disturbi. Le tecnologie più avanzate non solo si limitano a generare nell’orecchio un segnale anti-rumore fisso, ma analizzano continuamente l’ambiente e adattano i filtri in tempo reale utilizzando algoritmi intelligenti. Attraverso l’intelligenza artificiale e campionando il rumore centinaia di volte al secondo, permettono a chi indossa tali cuffie di vivere un’esperienza di ascolto unificata, senza distrazioni. L’utente non deve fare la fatica di alcun controllo cognitivo su quanto arriva nelle sue orecchie e al cervello. E’ il software che lo fa per lui.

D’altra parte, il processo di ascolto è un esercizio complesso per l’essere umano(e un aiutino in tal senso potrebbe servire). Gesù, in questo brano, ce lo ricorda: “fate attenzione!”

Uno degli ostacoli principali all’ascolto autentico è l’ego: il desiderio di avere ragione, di intervenire, di consigliare o di riportare il discorso su di sé. Ascoltare davvero significa accettare una posizione temporanea di “secondo piano”, rinunciando al controllo della conversazione.

Mettersi nella prospettiva della promessa aiuta ad accettare la complessità e la fatica che ne deriva. Gesù lo dice chiaramente: vi è un “di più” da leggersi in una prospettiva futura. C’è la promessa di una trasformazione che - notate bene - non dà adito a letture rivoluzionarie. E’ promessa in linea con quello che sei e che sempre ostinatamente hai fatto: “a chi ha, sarà dato”. E’ esercizio premiante. L’ascolto vero è indubbiamente esercizio complesso perché obbliga l’essere umano a fare qualcosa di innaturale ma essenziale: sospendere sé stesso per fare spazio all’altro, senza difese, senza scorciatoie e senza controllo. Ma, proprio per questo, rappresenta una delle competenze più trasformative dell’esperienza umana.

Non a caso il cambio di passo che la Chiesa sta adottando in una logica sinodale trova nell’esercizio dell’ascolto la sua spina dorsale. Nel Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, i passaggi che utilizzano il termine ascolto in questa accezione evangelica forte sono diversi. La parola “ascolto” è presente 45 volte. D’altra parte, è il percorso sinodale che suggerisce l’ascolto come pratica fondante:

“Il percorso sinodale dovrebbe sviluppare insieme riflessione e pratica pastorale: ascolto, ricerca e proposte dal basso (e dalla periferia) convergeranno in un momento unitario per poi tornare ad arricchire la vita delle Diocesi e delle comunità ecclesiali.”

“Il processo sinodale propone una conversione pastorale già per il modo con cui viene elaborato e vissuto nelle parrocchie, nelle Diocesi e nelle realtà ecclesiali e sociali. Le Chiese che sono in Italia ne potranno uscire arricchite nella misura in cui i variegati soggetti ecclesiali del Paese si lasceranno coinvolgere.” [Appendice]

E al n. 5: “La Chiesa ha imparato a riconoscere nell’ascolto una dimensione essenziale della sua missione. Non si tratta solo di un atteggiamento preliminare all’annuncio, ma di un atto che già lo realizza: ascoltare significa riconoscere l’altro, dirgli che è importante, che ciò che porta è prezioso e che in lui è già all’opera lo Spirito.”

Da questi brevi estratti emerge comunque la logica del “di più” e del “ti sarà dato”. Quindi, non ci rimane che spenderci, senza timore, in questo percorso di ascolto vero, insieme ai fratelli e sorelle di questa Chiesa in cammino. Ne conosciamo i limiti e le fatiche: è nella natura dell’umano. Non dobbiamo cercare scorciatoie o una qualche forma di aiutino - come le cuffie iper-tecnologiche di cui parlavo prima - perché è nell’umano che si rivela il divino.


Nota importante per chi lavora in centro a Milano: queste riflessioni possono essere ascoltate dal vivo ogni lunedì dalle 12:45 alle 13:00 nella cappella dell’Ospedale Fatebenefratelli Milano, ingresso da Corso di Porta Nuova di fronte al civico 52.

E se arrivate dopo le 13, non preoccupatevi! La riflessione può riprendere da capo.


Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.




 
 
 

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