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Lunedì 25/05/2026 - Lc 21, 1-4

  • 24 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 25 mag

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

La vedova ha gettato due monetine. Non una. Avrebbe potuto tenerne una per sé. Gesù ha colto il valore di questa radicalità (”ha gettato tutto quello che aveva per vivere”). Una radicalità che, in tutte le sue caratteristiche, anticipa quella che milleduecento anni dopo Francesco di Assisi ha sposato.

Questa radicalità è frutto di un lungo processo di scelta. E’ comprensibile che la vedova non abbia compiuto questo gesto con leggerezza. Quante volte, prima di farlo, si sarà chiesta: ma ne vale la pena?

Spesso si pensa che la radicalità si manifesta in speciale ostinazione. Il Vangelo, ancora una volta, ci fa scoprire sfumature sorprendenti. La radicalità non è l’origine di mille battaglie. La radicalità è qualcosa che lascia il segno e che avvia un processo che genera il bello, che dà autorità, che fa conoscere il valore nascosto. Anche se tutto parte da una scelta minima, fragile, che sembra non stare in piedi, senza consistenza.

In ebraico per dire “vedova” si usa un termine che etimologicamente rimanda a “essere muto”, “senza voce”. Un chiaro rimando a l'impotenza legale ed economica delle vedove nell'antico Israele. Nelle prime comunità cristiane, stando agli Atti, alle lettere di Paolo e ad altri scritti della Chiesa primitiva, le vedove avevano un ruolo di primo piano. Le vedove godevano di un posto d'onore nell'assemblea della comunità e svolgevano compiti di consulenza e cura pastorale verso le donne più giovani.

E’ evidente il processo di cambiamento. Non possiamo sapere se la vedova di questo brano sia stata fra le prime che, poi, hanno istituito questo ruolo primario nelle comunità dei primi anni dell’era cristiana, ma possiamo sicuramente ritenere che lei, insieme ad altre che hanno fatto analoghe scelte radicali, siano state il seme del processo di cambiamento.

L’immagine-simbolo scelta per oggi è un’opera dello scultore Philip Wakeham. Non è tanto l’opera in sé che fa da spunto per la riflessione, ma il processo creativo sotteso. Philip produce solo opere in bronzo. Parte da un modello in argilla, dal quale fa nascere una copia in cera, poi, attraverso il processo della “cera persa”, crea l’opera in bronzo, la quale si conclude con la stesura di una patina colorata. Non sono un esperto di questa tecnica, ma è evidente che il processo scelto richiede una certa “radicalità”: è lungo, complesso e faticoso. Ma, soprattutto, non ammette errori. Tutto va sapientemente valutato prima di ogni passaggio. La “cera persa” vuol dire che il modello originario va perduto per far posto al metallo fuso. Come nel gesto della vedova, c’è qualcosa che va buttato per far spazio a qualcosa di più prezioso. Tutto questo per creare, alla fine, qualcosa di estremamente fragile e instabile (osservate la foto: come fa stare in piedi quella scultura???) ma che evidentemente suscita qualcosa di profondo in chi lo ammira. L’opera di Philip indubbiamente lascia il segno.

Anche a noi, per i tempi che viviamo, è chiesto di fare scelte radicali. Scelte consapevoli e ben ponderate, magari piccole, ma che avviano un processo.

Sperando che possa aiutare eventuali scelte in tal senso, vi lascio alla lettura dell’articolo recentemente pubblicato da Avvenire sull’uso dei soldi per gli investimenti, alla luce di una guida CEI da poco pubblicata.



Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.


 
 
 

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