Lunedì 20/04/2026 - Gv 5, 19-30
- 18 apr
- Tempo di lettura: 4 min

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».
Questo complesso girotondo fra “Padre”, “Figlio”, “Giudizio”, “Dare la vita” dà indubbiamente un po’ di capogiro. Ha bisogno di un po’ di semplificazione. Una possibile via di semplificazione è comprendere l’ineliminabile legame fra “Giudizio” e “Vita”. Gesù ha fatto di tutto per far sì che ogni suo atto di giudizio apparisse come un atto di amore. Pensate all’episodio del giovane ricco (Mc 10, 21): Gesù lo guardò e lo amò. Chi si trova sotto il suo sguardo riconosce che ciò che il Maestro manifesta è un amore così grande al punto che ci si sente inadeguati. Quindi, se è giudizio è tuttalpiù una sensazione di inadeguatezza, non un giudizio di condanna.
Perdipiù, questo giudizio di amore non fa altro che aggiungere vita a vita, con il fine di garantire tutto il meglio.
L’immagine di copertina di oggi è una scultura di Michael Chukes, artista californiano che lavora con argilla e bronzo. L’opera illustrata si intitola “Mother” (Madre) e cattura un intenso momento di tenerezza in cui una madre culla e bacia il proprio bambino. L’abbraccio protettivo e la tranquilla intimità esprimono magnificamente il profondo legame tra genitore e figlio.
Osserviamola bene. Non c’è nulla di più efficace per esprimere l’idea di “donare la vita” e “far vivere”; concetto che si ripete più volte nel brano di oggi (oltre a “dare la vita”). Questo è il primo atto compiuto dal Figlio nei nostri confronti, ma non solo.
C’è sicuramente la stessa tenerezza anche nel brano quando parla di “dare la vita” e “avere la vita”. Ma c’è di più. La vita donata è “vita eterna”, che fa passare dalla “morte alla vita”. E’ un accompagnamento continuo, anche di più di quello che può fare qualsiasi genitore. E’ un accompagnamento che non solo è in grado di risollevare (”passare dalla morte alla vita”), ma che anche consente di crescere secondo un progetto divino, perché concepito per fare di ciascuno di noi un capolavoro (”ne sarete meravigliati”). La grandezza di quel capolavoro è proprio in quel “dare la vita”, atto spettante solo al Figlio e rimando al grande dono della Croce.
In conclusione, abbiamo bisogno di stare costantemente sotto lo sguardo di giudizio di Gesù - giudizio di amore - altrimenti non abbiamo vita in noi e non possiamo proseguire sul percorso di meraviglia tracciato da Lui per ciascuno di noi.
Dei tanti discorsi pronunciati dal Papa nel suo viaggio in Africa, ho scelto quello detto presso l’ateneo cattolico dell’Africa centrale a Yaoundé in Camerun. Durante tutto il viaggio ha portato parole di speranza e ha incoraggiato instancabilmente e, quindi, in ogni modo ha invitato tutti a proseguire su un percorso di “vita meravigliata”. Secondo me, il discorso all’università merita in particolare, perché manifesta un’attenzione speciale alle nuove generazioni, cioè a chi è all’inizio di questo percorso di vita.
“In particolare, la vostra Università può formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso.”
Emerge un taglio particolare di visione su una vita da costruire. Non una vita “vivacchiata”, ma una vita dedicata al servizio e un servizio declinato alle speciali esigenze dell’ambito in cui ci si trova a vivere.
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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