Lunedì 16/02/2026 - Mc 12, 13-17
- 14 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 15 feb

In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
«Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?»
C’è l’immagine e l’iscrizione di Tiberio Cesare, il Dio Imperatore. Lui sta sopra a tutti. Lui decide e domina. Lui non cammina sulla via delle persone comuni, perché lui si muove in un empireo personale. Lui è presente sulle monete perché è anche con i soldi che fa valere il suo ruolo di Dio Imperatore.
C’è, poi, l’immagine di Cristo crocifisso, con la sua iscrizione: INRI. Gesù nazareno re dei giudei. Il figlio di Dio ha camminato sulle strade delle persone comuni, degli ammalati, dei rifiutati dalla società, si è offerto loro con la propria vita e per questo è divenuto re. Il figlio di Dio non decide e domina, ma istruisce i cuori affinché sappiano decidere ciò che è giusto nel nome del solo amore che lui ha manifestato. Il figlio di Dio non ha bisogno di essere presente nelle monete per passare di mano in mano, perché lui sa che può passare di cuore in cuore.
Come io mi pongo di fronte a queste due immagini e queste due iscrizioni? Esercizio non facile. A noi è chiesto di vivere da figli di Dio, ossia essere principio di vita nuova e piena per altri. Questo è rendere a Dio quel che è di Dio. E a Cesare, cosa dobbiamo rendere a Cesare? Spesso l’interpretazione di questo brano porta a dire che è giusto che i cristiani paghino le tasse. Va bene, e poi? Oggigiorno c’è una complessità di interazione fra Cesare e Dio, fra vita spirituale e vita politico-sociale, che questo richiamo evangelico non può ridursi alla sola semplice prescrizione. Non lasciamoci ingannare: comprendere cosa è da dare a Cesare e cosa a Dio è un esercizio che può dirsi mai completamente compiuto.
L’immagine di copertina di oggi è l’opera “In a while, crocodile” dell’artista britannico Alex Chinneck. L’opera riesce a rendere visivamente quello che è l’esercizio che un cristiano oggi deve fare per tenere insieme la parte di Cesare e la parte di Dio, essere uomini e donne di questo mondo e allo stesso tempo figli e figlie di Dio. Ai tempi di Gesù, la politica non era così ubiqua e perennemente presente come oggi. La separazione poteva essere facilmente netta. Ma ora, invece, bisogna muoversi come su un’enorme cerniera dove un po’ si separa e un po’ si unisce, con la fatica di spostare un cursore che è grande come una persona.
E’ la fatica del discernimento, che è un esercizio solido e fecondo e che ha senso solo all’interno e in comunione con la Chiesa. Non è un esercizio solitario e privato. Per riuscire ad adattare ai tempi moderni quel “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” serve una pratica di interpretazione che, prima di tutto, ha il suo riferimento nella dottrina sociale. Dottrina sociale che non è un'istruzione pronta all'uso. Non è che immergendosi, anche con impegno, negli studi di questi testi che si diventa capaci di scegliere sapientemente come cristiani nella vita sociale e politica. Va studiata, compresa e va rinnovata continuamente nella realtà alla luce della scrittura. Vanno riscoperte continuamente come nuove le ragioni che stanno alla base della dottrina sociale e, allo stesso tempo, va anche vista come qualcosa che evolve grazie al nostro contributo di battezzati posti di fronte alle sfide sempre nuove del tempo presente. Questo è un impegno comune, nella corresponsabilità. E’ proprio in quella pratica di Chiesa, intesa come corpo con molte membra, che la chiusura o l’apertura di quella enorme cerniera risulta fattibile.
Come ha detto papa Leone in una recente catechesi, citando Benedetto XVI: «Il luogo originario dell’interpretazione scritturistica è la vita della Chiesa.» In quella "vita di Chiesa" non c'è nulla che lasci intendere un atteggiamento di delega. Siamo tutti dentro. Individualmente e comunitariamente. Individualmente perché come singoli siamo invitati ad agire con misericordia e sapienza nel mondo sociale dove siamo immersi. E comunitariamente perché insieme alla Chiesa tutta ci è chiesto di comprendere le ragioni che portano ad arricchire la dottrina sociale seguendo il cambiamento dei tempi.
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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