top of page

Lunedì 15/12/2025 - Mt 21, 33-46

  • 14 dic 2025
  • Tempo di lettura: 5 min
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini? ». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Come il corpo umano, la società civile funziona se tutto è curato con attenzione, senza pretendere più del dovuto.

La parabola dei vignaioli omicidi descrive precisamente un sistema patologico che distrugge tutte le condizioni necessarie per il benessere collettivo. Il padrone inizialmente si fida: affida la vigna, parte, delega. I contadini ricevono autonomia e responsabilità. Ma questa fiducia viene tradita violentemente. Quando chi ha ricevuto la delega risponde con violenza si contamina l'intero tessuto sociale. Noi non siamo proprietari di nulla: né dell’ambiente, né del patrimonio culturale, né del tessuto sociale stesso. Il nostro ruolo è quello di curatori.

Esistono storture nella società che devono essere individuate presto, come i primi sintomi che attestano una malattia grave. Il racconto dei vignaioli omicidi è un crescendo di violenze. Alcuni fatti di cronaca recenti ricordano quel tipo di violenze narrate nella parabola, ma fortunatamente non è tutta la nostra società in blocco orientata a quel tipo di violenze.

Però, i sintomi sono presenti fin dall’inizio - osservate la sequenza del racconto - e consistono nel mancato riconoscimento, da parte dei contadini, del valore di ciò che il padrone ha creato. Non solo ha creato la vigna, ma ha messo a disposizione tutto perché la vigna fosse protetta e desse frutto.

La “salute sociale” è un principio riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si intende un contesto di vita in cui il soggetto è capace di trarre il meglio dalle sue capacità cognitive ed emozionali; stabilire relazioni soddisfacenti gratificanti e rispettose con gli altri; partecipare creativamente, attivamente ed in modo condiviso ai mutamenti umani dell'ambiente; godere di pari opportunità; per una sempre maggior gratificante qualità di vita.

Ci sono piccole “tossine sociali” che vanno ad intaccare questo principio di salute. Non serve accorgersene quando ormai è troppo tardi, quando la violenza progredisce e si diffonde, come nel racconto dei vignaioli omicidi. Bisogna saper riconoscere i sintomi: quelle storture che fanno vedere che non c’è più una cura condivisa, non c’è più un quadro di diritti e doveri condiviso, non c’è desiderio di costruire speranze condivise, non c’è volontà di produrre frutti ma solo di possederli.

Nelle omelie di questo Avvento 2025, il nostro arcivescovo Mario Delpini ha elencato alcune di queste “tossine sociali”, utilizzando la figura del “Folle di Dio”; quello che - proprio perché è folle - può dire quello che vuole, ma illumina la verità meglio di chiunque altro sano di mente, che deve stare alle regole della società civile, anche se questa si sta ammalando.

Vi invito a leggerle tutte, io qui vi riporto solo alcuni estratti.

Sta a noi, cristiani, laici e consacrati, agire come sistema immunitario quando il tessuto civile si ammala.


Perché ridi?

Mi fa ridere la gente che fa la coda perché hanno detto: è qui! È qui il tuo idolo! È qui l’affare! È qui l’ultimo strumento della tecnologia per incatenare la libertà. È qui. È là! E tutti in coda perché sono tutti matti e non possono mancare. Non ti fanno ridere quelli che non hanno mai tempo per niente e si mettono in coda per ore per comprare per approfittare di un saldo?

Mi fa ridere che le case sono vuote e che i miei amici dormono in macchina perché non possono abitare qui. E mi fa ridere contare i cani che abitano nel palazzo: sai che ci sono più cani che gente? Non è una cosa che fa ridere? E mi fa ridere la signora che parla con il cane e non parla con la figlia: non ti sembra che siamo tutti matti?

Perché gridi?

Io grido contro ladri di giovinezza che rovinano i ragazzi. Io grido: allarme, svegliatevi giusti e ingenui, stanno rovinando il futuro! Vi ho scoperto, prepotenti spietati, strozzini e usurai, delinquenti che comprate con denaro maledetto le vite e le storie, le aziende e i locali travolti dai debiti. Io grido: allarme, svegliatevi timidi e miti, stanno rovinando la città.

Il vostro stare insieme è mangiare e bere, piatti raffinati e vini costosi; si mangia troppo, si beve troppo e si continua a dire di disturbi dovuti al mangiare troppo e al bere troppo e ciascuno ha il suo segreto per dimagrire.


Potete leggere tutte le omelie di Delpini sul "Folle di Dio" a questi link:


Nota importante per chi lavora in centro a Milano: queste riflessioni possono essere ascoltate dal vivo ogni lunedì dalle 12:45 alle 13:00 nella cappella dell’Ospedale Fatebenefratelli Milano, ingresso da Corso di Porta Nuova di fronte al civico 52.

E se arrivate dopo le 13, non preoccupatevi! La riflessione può riprendere da capo.


Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.


 
 
 

Commenti


Mandami un messaggio e fammi sapere che ne pensi

Grazie!

© 2035 by Train of Thoughts. Powered and secured by Wix

bottom of page