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Lunedì 15/06/2026 - Lc 6, 1-5

  • 14 giu
  • Tempo di lettura: 4 min
Un sabato il Signore Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

I discepoli di Gesù qui fanno un gesto molto semplice, non solo all’apparenza ma anche nella sostanza. Stanno nutrendosi di ciò che la natura dà loro perché hanno fame.

Dio Padre ha mandato il suo Figlio nel mondo perché il mondo conoscesse il Suo amore. Noi siamo fatti per l’Infinito e l’opera di Gesù ci ha attestato questo: riconoscere l’Infinito nel Finito, riconoscere che l’Altro-dal-mondo è nel mondo.

Qui i discepoli del Signore compiono un gesto che è esclusivamente nello spazio del Finito. Mangiano perché hanno fame. Il dettaglio dei gesti compiuti, fornito da Luca, non fa altro che sottolineare la concretezza del momento. Lo sguardo dei discepoli è necessariamente rivolto verso il basso. Non c’è nulla di mistico o “alto” in ciò che stanno facendo.

Gesù, difendendo il loro operato nei confronti dei Farisei, trasmette un chiaro messaggio di umanitarismo pratico. Il concetto può essere ampliato in una dimensione sociale-globale: prevenire la fame o sfamare chi non ha cibo ha la precedenza rispetto all’osservanza di leggi o di rigide regole, anche religiose. Qui non si guarda in alto, verso il cielo. Si guarda in basso, verso esigenze primarie.

In altri momenti farà discrimine («Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» Mt 4,4), ma qui vale evidentemente la pena di difendere le prime necessità. Il breve richiamo alla vicenda di Davide e il pane dell'offerta è posto lì per evitare fraintendimenti. Ma questo non è per mettere in disparte qualcos’altro. Anzi.

Anche questo è Vangelo, perché il Vangelo non è scritto per invitare all’ascesi. Se è Buona Notizia, deve essere prassi che si declina nella difesa delle necessità primarie. Leggete qui cosa scrive Papa Leone in Magnifica Humanitas (n. 14): “Edificare nel bene domanda un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace.”

C'è una dimensione del sacro anche nel sostenere con vigore “dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace”, proprio perché questo è linguaggio evangelico.

L'artista statunitense Tawny Chatmon (autrice dell'opera di copertina) è molto impegnata nella difesa dei diritti dei neri americani e del loro ruolo nella società civile. Per realizzare l’opera, Tawny Chatmon è partita da una foto scattata alla sua figlioccia. Poi, l’ha modificata con l'aggiunta di foglie d'oro e di pittura acrilica. Ne è nata l’immagine che vedete, che in parte ricorda le icone sacre e in parte le opere di Klimt. Tawny Chatmon applica il valore del sacro all’esercizio pratico e concreto della difesa dei diritti (lo sguardo rivolto al Finito, di cui parlavo prima) attraverso ciò che potremmo definire come un esercizio retorico applicato all’arte. Il titolo di quest’opera è “Gioia e pace sono i diritti di nascita di tutti gli esseri viventi”. Sì, il titolo è proprio quello. Che c’entra allora un bambina nera inserita in uno sfondo oro (con uccellini danzanti) con i diritti di nascita? La sola presenza, dignità e quiete di quella bambina di colore in un linguaggio visivo storicamente riservato al sacro è un atto pratico per far comprendere che pace e gioia non sono concessioni o privilegi, ma un diritto di nascita per ogni essere.

Quindi, in linea con lo spunto fornito, se io in adesione con il Vangelo faccio di tutto perché sia riconosciuto per tutti “dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace” (ovvero se io faccio di tutto perché a tutti siano riconosciute le necessità nella dimensione del Finito), allora non posso lasciare che esista comunque uno spazio di “elite” al quale possono accedere solo alcuni privilegiati. Anche lo spazio dell’Infinito può e deve diventare automaticamente di tutti.


Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.

 
 
 

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