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Lunedì 13/04/2026 - Gv 1, 35-42

  • 12 apr
  • Tempo di lettura: 4 min
In quel tempo. Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Giovanni è con due suoi discepoli. Uno è Andrea. Dell’altro l’autore non ci dice il nome. Cogliamo che Giovanni fa due cose: fissa lo sguardo su Gesù e dice alcune parole chiave: “Ecco l’agnello di Dio!”. Queste azioni ne attivano un’altra nei due discepoli: lasciano il loro maestro e seguono Gesù.

L’inizio della sequela di Gesù è raccontato lasciando trasparire spontaneità e naturalità. Apparentemente senza calcolo. Lo stesso emerge anche negli altri vangeli al momento della chiamata. Qui, però, non c’è un avverbio a sottolineare la rapidità del gesto (ad esempio: “subito” o “immediatamente”). Semplicemente i due discepoli vanno dietro a Gesù, forse lenti, forse veloci, ma qui non importa.

Indubbiamente ciò che fa Giovanni ha un forte significato simbolico. “Fissa lo sguardo” ovvero è una visione intensa e prolungata, non uno sguardo distratto. Quello, per Giovanni, è il riferimento di una vita. “Ecco l’Agnello di Dio”: l'agnello pasquale, la liberazione del popolo, l'agnello del sacrificio quotidiano nel Tempio, il Servo di Isaia ("condotto come agnello al macello").

Ma, anche di fronte a questa ricchezza di simbologia, non c’è cenno ad un minimo di valutazione o di discernimento. Tutto avviene con spontaneità.

Questo dovrebbe farci riflettere sull’analogo invito rivolto a noi tutti oggi. Sì, perché oggi indubbiamente pensare di seguire il Signore spesso sottende il rischio di un aggravio di impegni: il servizio in parrocchia, far l’educatore, fare il catechista, avere un piccolo o grande ruolo di responsabilità, un ruolo in qualche consiglio, ecc. La spontaneità lascia spazio al calcolo, alla valutazione dei rischi che la scelta porta con sè.

Purtroppo, in questo calcolo si rischia di perdere la ricchezza del percorso di Chiesa. Sappiamo bene che questa prima sequela di Andrea e dell’altro discepolo attiva una sequenza di ulteriori inviti e chiamate. Dai primi passi dietro a Gesù tanti altri si uniscono. Ne nasce una prima comunità, una prima struttura di Chiesa.

Recentemente mi sono imbattuto nelle opere di un artista coreano, di nome Do-Ho Suh, le cui opere hanno un forte valore simbolico. La foto che vedete sopra è un dettaglio di una sua installazione del 2000. Si intitolava Floor (Pavimento) ed era composta da 180000 minuscole figure in plastica che reggevano una serie di lastre di vetro, sulla quale i visitatori erano invitati a camminare per tutta la durata dell’installazione. Sebbene ogni singola figura fosse piccola e fragile, l'unione di migliaia di esse creava una struttura abbastanza solida da sostenere il peso dei visitatori che camminano sopra le lastre di vetro.

E’ il potere della collettività. Aspetto che dovrebbe aiutarci a superare le fatiche che la sequela di Gesù può farci temere. Una collettività che, per i discepoli del Signore, non ha bisogno di essere costruita su ideali, perché è l’azione dello Spirito che fa il grosso del lavoro, così, spontaneamente.

Del discorso di Papa Leone alla veglia di preghiera di sabato prendo solo qualche riga, dove questo potere è manifestamente bello e in grado di reggere anche di fronte alle azioni di morte: “La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo.”


Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.

 
 
 

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