Lunedì 11/05/2026 - Gv 13, 31-36
- 10 mag
- Tempo di lettura: 4 min

In quel tempo. Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
La tensione è da tagliare con il coltello. Ora i giochi sono fatti. Giuda è uscito dal Cenacolo. Il tradimento si sta compiendo. La vita di Gesù si sta dirigendo verso il suo tragico epilogo.
Ci sarebbero tutte le condizioni per denunciare, o anche solo per attivare un allarme al fine di fermare la folle azione di Giuda. Ma Gesù, in questo contesto, vede altro. Vede la gloria del figlio dell’uomo e vede amore fra quelli che lo seguono. In questo drammatico contesto, Gesù fa osservare che non è affatto sconfitto. Tradito sì, ma non sconfitto. Anzi, in quel momento Lui entra nella sua vera gloria, rivelando pienamente l'essenza di Dio, che è dono totale.
Questo tempo “teso” è anche tempo generatore di un comandamento nuovo, che diventa testimonianza. L'amore reciproco diventa il segno di riconoscimento, l'unica prova tangibile (e non dottrinale) per il mondo esterno che si è discepoli di Cristo. Non cosa si indossa, non cosa si mangia, non come si parla, non la prassi liturgica, ma l’amore reciproco.
Non ci sono illusioni dietro alle parole di Gesù in queste ultime ore della sua vita. Ci sono invece visioni:
di una sorprendente gloria che è prossima a manifestarsi
di una comunità che con amore reciproco saprà dar continuità all’insegnamento del Maestro.
Parlando di “visioni” ho scelto di porre qui una particolare “visione artistica”. E’ il “Combattente Temerario”, considerato da molti il capolavoro di William Turner, pittore inglese, vissuto a cavallo fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Conservata alla National Gallery, è stata per Turner l’opera a cui era più affezionato. Infatti, non la mise mai in vendita e venne trasferita alla National Gallery per volontà dell’autore solo dopo la sua morte.
Questo quadro è una “visione” perché racconta della fine di una vita e della fine di un’epoca. Composto da Turner quando aveva 64 anni, l’opera illustra simbolicamente il bilancio di una vita. Il Temerario era stata all’epoca di Tuner una gloriosa nave da guerra. Con i suoi 98 cannoni aveva combattuto al fianco della portabandiera Victory nel corso della battaglia di Trafalgar. Il quadro ci fa entrare dentro alle ultime miglia navigate da questa gloriosa nave; trascinata - com’è - da uno scuro rimorchiatore a vapore verso i cantieri navali che ne faranno legna da rivendere o da bruciare.
E’ una visione, perché il quadro presenta svariati irrealistici errori, portando a sottolineare più il valore simbolico che quello cronachistico. E’ improbabile che all’epoca si rimorchiasse una nave in porto al tramonto, assumendosi il forte rischio di trascinarla al buio in caso di possibili ritardi. Un solo rimorchiatore, seppur a vapore, sarebbe stato incapace di trascinare una nave di quella stazza. E, infine, il sole al tramonto, chiaro simbolo di inevitabile conclusione, ma che sarebbe stato impossibile in quella collocazione in ragione del fatto che il Temerario doveva entrare nel porto di Londra con prua a occidente.
Indubbiamente affascina vedere come Turner legge la conclusione di un’epoca. Però, fa riflettere anche il fatto che lui abbia dovuto usare alcune forzature per sottolineare il suo particolare punto di vista. E’ indubbiamente un tramonto quello che vediamo sulla metà destra del quadro, ma tutti noi sappiamo che dopo un tramonto e la notte che ne segue, c’è sempre una nuova alba. Come discepoli del Signore, noi possiamo apprendere che, dopo quello che nella dimensione umana è un termine, c’è un inizio di gloria e di amore. Possiamo apprenderlo e farne esperienza. Questa è la nostra particolare “visione”.
Qualche giorno fa si è ricordato il 50° anniversario del terremoto del Friuli. In tale occasione si è celebrata una Messa in San Fedele a Milano. E’ bello leggere come Delpini, nel corso della sua omelia, non abbia richiamato alla memoria la tragedia di quell’evento; tragedia che non può essere nascosta, ma che è stata anche l’inizio di una nuova visione. Così ha detto Delpini dei “visionari”: I visionari sono coloro “che riconoscono in ogni lacrima un’invocazione, in ogni disastro uno strazio da condividere, in ogni distruzione una vocazione a ricostruire.” “I visionari vedono oltre il velo, la cronaca, oltre le chiacchiere e la banalità. Alcuni dicono che sono ingenui, ma loro, i visionari, sono sapienti di una sapienza che viene dall’alto, che imparano sulle vie misteriose del silenzio e della preghiera, inclini a sacrificare se stessi piuttosto che a chiedere sacrifici agli altri.”
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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