Lunedì 08/06/2026 - Lc 5, 1-6
- 7 giu
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In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
L’immagine che ho scelto per oggi è una delle “costellazioni” che Joan Mirò (1893-1983) realizzò fra il gennaio del 1940 e il settembre del 1941. Le “costellazioni” sono 23 opere in tecnica mista (olio, acquerello, tempera e china) su fogli di carta. Sono forme astratte - si intravedono occhi, forme biomorfe, uccelli e talvolta delle note musicali - su sfondi monocromatici o che sfumano da un colore a un altro. Nel complesso, per Mirò, ciascuna delle 23 “costellazioni” non poteva dirsi conclusa, come opera, fino a che non collegava tutte queste forme con un fluida linea tracciata con una penna a china. Guardando questi quadri, l’osservatore può sentirsi immerso in una grande sinfonia cosmica. Questo era l’intento di Mirò e, per certi versi, può ricordare il “Cielo stellato” di Van Gogh. Anche lì si vede una costellazione che “danza” e si percepisce una musica. Ma qui, per Mirò, tutto è collegato. Il cosmo non è semplicemente un complesso meccanismo regolamentato da elaborate leggi della fisica, ma è un’armonia dove tutto, come un’enorme rete, è collegato. Quella sottile linea di china tracciata da Mirò è lì per ricordarcelo.
Sebbene Mirò non abbia mai aderito ad alcuna religione, l’insieme delle “costellazioni” denota una percezione mistica e spirituale del mondo. Anche la narrazione legata alla loro creazione ne fa risaltare ancora di più tale accezione. Mirò fece fatica a privarsi di queste opere, nonostante parecchi espositori le reclamavano. Diceva che desiderava sempre averle davanti a sé per godere ancora di quel momento speciale vissuto quando le creò. Fin dalla prima esposizione desiderò sempre che fossero esposte insieme (erano e sono 23 tavole in totale). Desiderava che tutti avessero per loro lo stesso religioso rispetto che lui ebbe.
Forse anche i primi apostoli provarono una simile esperienza quando incontrarono Gesù sul lago di Galilea. Questo un possibile motivo che li portò a lasciare tutto e seguire Gesù. Non è dato saperlo. Ma una cosa è certa: compresero il valore dei collegamenti, delle relazioni, della “rete”. In questo brano la metafora sulla “rete” (o sulle “reti”) è cruciale. L’ascoltare la Parola del Maestro li ha portati a raccogliere una quantità enorme di pesci, al punto che le reti quasi si rompevano. La comunità cristiana è fatta per accogliere e raccogliere, usando quelle sane relazioni (le “reti”) che permettono alle persone di sentirsi bene. Non importano quante siano le persone, comunque le reti non si rompono.
Dicevo: forse i primi apostoli non hanno visto in quel momento una particolare sottolineatura mistica o spirituale. Ma l’uso sapiente che Gesù ha fatto dello strumento della “rete”, ha permesso loro di intuire che, seguendo il Maestro, avrebbero trovato una nuova comunità speciale, dove tutti si amano come Lui li ama, dove le buone relazioni sono l’elemento peculiare. In quelle comunità vi è armonia. E sì, consentitemi di dirlo, tutto il creato per questo motivo “danza”. Mirò l’aveva intuito: anche nel creato, nelle stelle, fra i pianeti, trovano specchio le connessioni e le buone relazioni che attiviamo quaggiù, perché questo è quello che il Creatore vuole. Questo l’enorme tesoro che Gesù vuole farci conoscere diventando suoi discepoli.
E’ bello anche apprezzare il fatto che questa armonia sia richiamata in Magnifica Humanitas, l’enciclica recentemente pubblicata da Papa Leone. E’ bello perché laddove si parla di umanità, non si possono tralasciare il valore e la qualità delle relazioni. Questo il passaggio (n. 61): “La mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità. È un’illusione pensare che basti cercare il proprio progresso per contribuire al bene di tutti, senza doversi realmente preoccupare degli altri. Questa visione ignora il valore proprio e specifico del bene comune: esso è frutto dell’«interdipendenza» che provoca una rete di bene sociale che si diffonde e si ripercuote sulle persone. Il bene comune è un plus, risultato dell’interazione e dell’influenza reciproca che collega diverse azioni, iniziative, sforzi e decisioni. Se si sommassero semplicemente i beni individuali, non si potrebbe spiegare l’esistenza di questo plus che li supera e allo stesso tempo li arricchisce.”
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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