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Lunedì 02/02/2026 - Lc 2, 22-40

  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 1 feb

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Guardiamo i protagonisti del racconto. Abbiamo, in primis, il vecchio Simeone e la profetessa Anna. Poi c’è la famiglia di Nazaret (per semplicità da tenersi insieme come unico soggetto indivisibile).

Poi, c’è un quarto protagonista chiave, ma questo ve lo rivelo alla fine.

Questi tre protagonisti sono fra loro dei perfetti sconosciuti. Simeone vede per la prima volta la famiglia di Nazaret. Mai incontrata prima e, per quanto ci è dato di sapere, mai più incontrata dopo. Lo stesso può dirsi della profetessa Anna.

Eppure si parlano. Questo è l’aspetto inusuale. Quanto noi siamo abituati a che ci sia rivolta la parola da parte di sconosciuti? Così, senza un’esigenza esplicita. O, viceversa, quanto siamo noi abituati ad attaccar bottone con gli sconosciuti? Nei fatti, per niente.

Andiamo per gradi, comunque, perché è evidente che la situazione presentata nel racconto evangelico ha elementi propri. Ci arriveremo. Ma per ora figuratevi nella mente situazioni molto ordinarie. O meglio, che erano ordinarie e che ora non lo sono più. Anche a Milano, la città della moda e del business, non era inusuale fino a 40 anni fa trovarsi a parlare del più e del meno con gente incontrata per caso sul tram o in coda dal fruttivendolo. Quali emozioni vi suscita pensare a situazioni come queste?

Anche per Maria e Giuseppe, che hanno vissuto in una società meno diffidente verso il prossimo della nostra, sarà sembrato strambo trovarsi davanti a questi due sconosciuti che non solo rivolgono a loro la parola ma che, oltremodo, parlano con lo sguardo di lassù.

Nella figura scelta per illustrare questo brano ho posto un’opera che è un olio su tela dell’artista WanJin Kim dal titolo “Secret Sunshine No.1”. Due mani si protendono l'una verso l'altra, illuminate da una luce quasi sacra. L’opera non illustra il contatto fra le mani, ma si concentra più sull'attesa, ovvero quel particolare spazio emotivo che esiste appena prima della connessione. Questo è un dipinto che non ha fretta. Aspetta. E invita a fare lo stesso.

L’artista riesce a far comprendere come l’incontro fra sconosciuti ha qualcosa di magico, perché generativo. Fa iniziare percorsi belli perché fa scoprire che c’è un luogo in comune fra persone che, in teoria, in comune non hanno nulla.

Se poi c’è lo Spirito che agisce - ed è questo il quarto protagonista del brano - tutto prende una luce particolare, come nel quadro di WanJin Kim. E’ lo Spirito che spinge Simeone e Anna a recarsi o a stare nel tempio e a pronunciare le parole di lode e di ringraziamento. Lo Spirito è così: fa compiere azioni che creano spazi emotivi belli nella mera dimensione umana e poi fa riconoscere che dietro quelli c’è la presenza viva e creativa di Dio, ovvero: “luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo.”

Per noi credenti c’è un momento unico dove questa particolare dinamica fra persone - dove la soglia che separa persone si abbassa - dovrebbe manifestarsi: la celebrazione domenicale. Lì lo Spirito è presente fra tutti, lì siamo come Simeone e Anna. Quindi, non temere, fratello, di scambiare due parole con chi con te sta celebrando la “gloria del tuo popolo.” E’ il primo modo per essere generativi e creare comunità.

Forse non è un caso. Il Comunicato finale del Consiglio Episcopale Permanente – sessione del 26 al 28 gennaio 2026, dice che “La fede va trasmessa e celebrata: in tal senso, la liturgia e, in particolare l’Eucaristia domenicale, devono tornare a essere il luogo generativo della comunità e della formazione.”


Nota importante per chi lavora in centro a Milano: queste riflessioni possono essere ascoltate dal vivo ogni lunedì dalle 12:45 alle 13:00 nella cappella dell’Ospedale Fatebenefratelli Milano, ingresso da Corso di Porta Nuova di fronte al civico 52.

E se arrivate dopo le 13, non preoccupatevi! La riflessione può riprendere da capo.


Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.

Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.

Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.

Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.

Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



 
 
 

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