Lunedì 01/06/2026 - Lc 4, 14-16. 22-24
- 31 mag
- Tempo di lettura: 4 min

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».
Cosa è questa “potenza dello Spirito”? Provate con me a fare questo esercizio: leggere questo brano in parallelo a quello della Pentecoste (Atti 2). Noterete una certa distonia.
Anche nella Pentecoste vi è - indubbiamente - la potenza dello Spirito. Lì questa si manifesta in modo decisamente più scenografico: rombi, vento, lingue di fuoco… L’effetto si misura nel parlare in lingue sconosciute, in stupore, in discorsi che muovono le folle. Tante cose belle, tutte insieme.
Qui, nel brano di Luca, la potenza dello Spirito sembra schiacciata, con in più quel macigno finale posto al termine del brano (”Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”), che sembra dire che non c’è nulla da fare. Come un percorso avviato con entusiasmo, che però non può proseguire.
Eppure è sempre “potenza dello Spirito”, in entrambi i racconti. E’ evidente che per spiegare questa differenza dobbiamo cambiare la nostra disposizione a riguardo. La potenza dello Spirito non è da intendersi come un particolare “slancio”. Come una molla che viene caricata. O come, più semplicemente, una speciale mistica forma di “carburante”.
Nell’immagine di oggi ho riportato la foto di una scultura dell’artista norvegese Fredrik Raddum. Vi si vede un personaggio che alza lo sguardo al cielo per disperazione. Le gigantesche mani abbandonate a terra, segno di un’enorme fatica senza senso. Le mani, simbolo di fare, creare, produrre, diventano un ingombrante orpello.
C’è di più, stando a quanto spiega lo stesso autore in relazione all’opera. L’opera è stata intitolata “Joy of Sublimation” perché si sviluppa attorno al concetto psicologico freudiano di sublimazione: il processo attraverso cui l'essere umano incanala impulsi primitivi e repressi verso attività socialmente elevate, come la scienza, la religione e, soprattutto, l'arte. Ma questo lodevole intento oggigiorno si configura per tanti in un fare e creare compulsivamente affinché una qualsiasi minima riflessione esistenziale non ci raggiunga mai. Le mani giganti simboleggiano questa condanna al “fare continuo”. Aspetto questo che peraltro ci diventa di ostacolo a quello che più ci serve per fare un percorso di senso: le relazioni umane. Provate a immaginare cosa sarebbe abbracciare qualcuno con tali mani giganti.
La potenza dello Spirito ci fa agire bene (ricordate i 7 doni dello Spirito Santo?) ma non ci chiede di “produrre”. E’ bello che Dio Padre ci dona lo Spirito per consolarci e non per spronarci. E’ un Dio che sa limitare il suo agire, che si riposa il settimo giorno, e che chiede anche a noi di non strafare, al punto che ci dona uno Spirito che non è un pungolo ma una consolazione, che non ci chiede di fare, con il rischio di “strafare”, ma che fa lui al posto nostro, meglio e prima di noi.
Secondo questa visione consolante, anche se capitasse uno stop sul percorso (”Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”), il percorso può proseguire tranquillamente in altro modo e può capitare che si arrivi a una manifestazione grande e potente come quella di Pentecoste.
Ho scelto di porvi a conclusione di questa riflessione la sintesi di un intervento di Papa Leone sul valore della liturgia, perché - se ci pensate un poco - la liturgia è proprio un momento e un agire in cui non si produce e non si crea. L’unico che lì produce e crea è lo Spirito perché rende presente il corpo di Gesù nell’Eucaristia.
Ti prego, Gesù, fa’ che con la tua grazia io non mi stanchi mai di cercarti e di adorarti con tutto il cuore.
Insegnami a conoscerti e ad amarti per imparare da Te ad incontrare e prendermi cura degli altri e a vivere in pienezza la mia vita.
Fa’ che il mio cuore non si inorgoglisca, non cerchi cose più grandi delle mie forze.
Fa’ che si apra al mondo con il Tuo sguardo di compassione e di misericordia e che nel mio cuore trovino eco le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti, dei poveri soprattutto e che sappia anche partecipare con ciò che sono a portare un po’ di Cielo in terra.
Affido a te, Maria, tutti noi affinché ci accompagni, ciascuno con la propria vocazione, in un cammino che non abbia paura di fidarsi ed affidarsi a Gesù, ma che tenda verso l’alto e che profumi di santità, per la gioia del mondo intero. Maria, Madre della Chiesa, prega per noi. Santi e Beati dell’Azione Cattolica, pregate per noi.



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